venerdì 4 agosto 2017

Politica inclusiva ed esclusiva



In un momento di confusione politica a livelli mai raggiunti prima, sorgono spontanee alcune domande sui processi mentali (le presunte strategie) dei sedicenti leader e quelli (le tattiche adottate) sulle masse di riferimento.
Parliamo di confusione e non di disordine (dis-ordine) come quello che si è verificato in anni difficili della Repubblica: anni di piombo, terrorismo, stragi, tangentopoli fino a giungere alle situazioni che hanno necessitato di governi tecnici più o meno legittimi, etc.
Le parti in campo – per esemplificare – le ridurremo a tre, utilizzando anche categorie desuete che, però – essendo entrate nell'immaginario collettivo – sono di più facile individuazione.
Pertanto parleremo di:
  • Destra (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Alternativa popolare, etc.)
  • Sinistra (PD, Articolo 1, Sinistra Italiana, etc.)
  • M5S
Se le prime due forze sono più o meno definite – seppur con zone non facilmente incasellabili che sconfinano anche nelle aree extra parlamentari – la terza, ovvero il Movimento© della Casaleggio & Associati (uno sponsor tecnico con Grillo come testimonial, più che un partito), non ha "colore" preciso.
Ciò è la fortuna (ma sarà anche la disgrazia) del "grillismo".
  • Fortuna perché – anche se con manovre molto astute, mirate e monitorate – il Movimento è riuscito a veicolare nella sua fase inclusiva di lancio non soltanto il consenso di parte degli indecisi, ma anche la migrazione dei delusi provenienti da altre compagini, spesso opposte* tra loro.
    * Il sogno di "sfondamento" di molti politici del passato, poi tragicamente naufragato.
  • Disgrazia perchè tenere insieme una massa disomogenea, fondamentalmente scontenta e livorosa è un'impresa che farebbe impallidire anche un redivivo Conte di Cavour.
    Seppur possano contare su uno spirito unificante, ma settario (quindi ora esclusivo), al grido di "onestà".
Analizziamo.

Il Movimento 5 Stelle – nei numeri primo "partito" italiano eletto con il 25% dei consensi, oggi stimato al 28% – nelle Sedute del Parlamento vede ridursi questo suo potenziale decisionale da 1/4 dei seggi elettorali a 1/10 di quelli dell'assemblea, nonostante come valore assoluto preceda e distanzi di 1,3 punti percentuali il miglior inseguitore: il PD.
Ciò a causa di una questione sulla legge elettorale che spacca in due lo stesso PD, partito molto più attento dei 5 Stelle a non perdere neanche un voto dal proprio elettorato storico di riferimento, ma sgangheratamente intenzionato a cercare qualche voto in più (blandamente inclusivo).
Da una parte c'è chi vuole una legge elettorale maggioritaria con premio alla coalizione precostituita che garantisce numeri per attuare una governabilità immediata.
Auspicabile, anche se "poco democratico" (ed esclusivo) a giudizio di molti.
Per altri, invece, è preferibile il Proporzionale che lascia spazio anche alle minoranze (inclusivo), ma per raggiungere la governabilità occorrono alleanze post elettorali che consentano di raggiungere i numeri indispensabili per esprimere una maggioranza, meglio se non troppo "ballerina" che abbia bisogno, ad ogni pie' sospinto, di chiedere la fiducia anche su decisioni minori.

Senza entrare troppo nel tecnico, vediamo dall'immagine in testa, che, mentre il PD è tuttora in gara con M5S, il centrodestra – senza alleanze pre o post elettorali – non ha possibilità alcuna di far da ago della bilancia in Parlamento. 
Tuttavia, per quanto riguarda il cosiddetto centrodestra, ci troviamo di fronte ad una situazione rovesciata rispetto a quella del Primo Governo Berlusconi, dove Bossi con la sua Lega era gregario di Forza Italia. 
Importante, sì, ma sempre gregario, anche se molto indisciplinato e capriccioso, come ricorderanno i più attenti.
La situazione, però, si capovolgerebbe di nuovo se Fratelli d'Italia fosse disposta ad una fusione con Forza Italia.
Numeri interessanti, senz'altro, ma ognuno si tiene i propri, come se in una scuderia di F1 i gommisti boicottassero il lavoro dei meccanici.
Un mix di esclusivo ed inclusivo, insomma.

Tutto ciò, comunque, non basta: quando i voti vengono filtrati e si trasformano in seggi in Parlamento, le prospettive variano di nuovo.

In sostanza, se il centro destra fosse unito, non avrebbe di che preoccuparsi, almeno sulla scheda e sulla base del campione intervistato, mentre M5S e PD non possono che incrociare le dita, i primi per non perdere voti e i secondi per acquisirne (alleanze con Articolo 1 e Sinistra Italiana sono impensabili al momento) o quantomeno per rimanere stabili, cosa nella quale il PCI era maestro per non dover far nulla di più al fine di restare dov'era: sotto l'ascella dei correntoni di sinistra della DC.

Inoltre, M5S – qualora i suoi avversari decidessero di suicidarsi politicamente – si troverebbe a governare in una situazione non invidiabile, tra eredità e futuro, che vedrebbe, in maniera paradossale e grottesca, destra e sinistra unite in una opposizione più numerosa della Maggioranza.
A nulla varrebbero le lamentele sulla situazione ereditata – tormentone ripetuto fino alla nausea dai grillini insediati su piccoli e medi scranni – il governo cadrebbe all'atto d'insediamento.
E il Movimento© sparirebbe per sempre.

In tutto questo – per tornare alle strategie dei leader – sfugge quale possa essere quella di Salvini, ancora scosso in un corto circuito tra esclusivo ed inclusivo, frutto in parte del retaggio secessionista e in parte dell'esigenza (di consenso) nazionalista.
O come leggere quella dell'inclusivo Alfano?
Il "farfallone" che si posa di fiore in fiore?
Soltanto una cosa è certa: sia Salvini, Meloni, Renzi o Grillo ad aspirare al potere, il partito di maggioranza rimane sempre quello dell'astensione e dell'indecisione (50%), spesso criminalizzato dai sostenitori del diritto/dovere di espressione di voto.

Ci piacerebbe essere smentiti, ma sembra che tutti mirino a perdere da martiri, anzichè accollarsi un po' di responsabilità.
Che sia questa la strategia comune?
Tanto gli stipendi sono assicurati e a breve anche i vitalizi, con ulteriori capriole estive.


Rappresentatività del campione:
Popolazione italiana maggiorenne; 
campione: 1.602 casi; 
intervallo fiduciario delle stime: ±2,4%; 
totale contatti: 2.000 (tasso di risposta:80%); 
rifiuti/sostituzioni: 398 (tasso di rifiuti: 20%). 

Metodo raccolta informazioni:
Rilevazione telematica su panel 
Consistenza numerica campione intervistati
campione: 1.602 casi; 
intervallo fiduciario delle stime: ±2,4%; 
totale contatti: 2.000 (tasso di risposta: 80%); 
rifiuti/sostituzioni: 398 (tasso dirifiuti: 20%).

giovedì 3 agosto 2017

Vedere e Sapere

Nei giorni scorsi ho avuto un confronto con un trentenne, sedicente esperto del settore e sbandierante lauree.
È vero, non sono laureato in informatica, men che meno in ingegneria elettronica, ma smonto giocattoli e "diavolerie" tecnologiche da 45 anni circa.
La cosa rilevante è che, quando le rimonto, funzionano.
Meglio di prima se funzionavano male, come prima se funzionavano bene.
La domanda allora è: se funzionavano, perchè le hai smontate?
Per vedere, per sapere, come dal titolo dell'enciclopedia per ragazzi che mio padre mi regalò nei primi anni '70: 14 volumi ben rilegati e dai contenuti ricchi, ma spiegati con semplicità.
È grazie a lui – a mio padre – che sono quella curiosa testa di cazzo che sono.
Non a caso le macchine di Leonardo sono la mia passione. 
Mia madre, invece, era sempre preoccupata che mi "avanzassero i pezzi".
In effetti avanzavano spesso, ma l'oggetto funzionava lo stesso, come per magia.
Ed è in quel momento che capisci che anche l'ingegnere che l'ha progettato, quel componente ce lo ha messo forse per capriccio, per scherzo, per dispetto o forse perchè aveva in mente una funzione aggiuntiva, poi mai attivata, chissà.
Il mio approccio alle cose è questo: smontare.
Un approccio che mantengo anche se leggo una teoria che non mi convince.
Un approccio sviluppato in un periodo nel quale tecnica e tecnologia si andavano fondendo in un'unica "crema" spesso virtuale.
Ma non basta più smontare l'hardware, occorre comprendere il software gestionale.
Paradossalmente, però, chi si occupa dell'uno, non si occupa dell'altro, se non per conoscere i punti di contatto necessari al funzionamento.
Chi fa programmazione non si occupa di ingegnerizzazione (disposizione dei componenti, cablaggi e/o connessioni) e viceversa.
Una specializzazione funzionale alla catena di montaggio e alle politiche produttive e di vendita, ma non alla consapevolezza di ciò che si sta facendo.
Questo lo ha capito l'ingegnere trentenne che nasceva quando io ero già tornato dal servizio militare?

sabato 22 luglio 2017

Campanilismo in negativo



Laura Boldrini e Tito Boeri rilasciano dichiarazioni pubbliche che potrebbero essere smentite da uno studente al primo anno di economia e commercio appassionato di "Prima nota" (di Stato), ovvero la verifica immediata di liquidità di cassa, cioè il differenziale tra entrate e uscite che determinano attivo e passivo di una attività.
Ci spieghiamo.
Una risorsa (bianca o nera che sia, pardon) deve pagare le tasse e i contributi previdenziali, ma per farlo deve essere assunto e in regola con tutto quanto ciò concerne.
Ora, visto che le assunzioni scarseggiano (anche se in misura maggiore per gli italiani), lorsignori dovrebbero spiegare quali siano i vantaggi oggettivi se loro stessi sospettano e denunciano lo sfruttamento della maggior parte degli extracomunitari clandestini che lavorano in nero?
Le assunzioni per gli extracomunitari convengono al datore di lavoro, ma questo è stato codificato da quel medesimo Stato che non sa far sviluppare, anzi schiaccia con pressione fiscale esorbitante, la produzione e crescita autoctona, una discreta contraddizione, no?
Inoltre, Cassa integrazione, disoccupazione, sussidi e quant'altro vengono percepiti in egual misura da italiani ed extracomunitari?
Oppure vi sono corsie preferenziali?
Le schede in merito sul sito istituzionale dell'INPS sono criptiche e sibilline, molto difficile trarre dati per un cittadino senza competenze fiscali e tributarie.
Occorrerebbe un po' più di trasparenza e un po' meno burocratese, ma – come diceva Andreotti – "nel torbido si spesca meglio".
Tutto ciò premesso, l'alternarsi di "cialtroni al potere" sta facendo maturare nelle persone cosiddette "comuni" la convinzione che chiunque possa ricoprire una carica istituzionale.
Non è così, ma è molto pericolosa questa deriva populista.
Distruggere è sempre più facile che costruire. E sembra sia quel che stanno facendo.
Ogni giorno sono in contatto con italiani, persone reali (non soltanto profili da social network) che chiedono aiuto.
Non hanno un tetto, dormono dove capita, mangiano avanzi e si lavano quando ci riescono, sono stati gettati in mezzo alla strada da un giorno all'altro da gestioni scriteriate anche parastatali e lo Stato dice di non poterli aiutare.
Non sono per l'assistenzialismo, per carità, sono per il rimboccarsi le maniche, sicuramente, ma quando i soldi spuntano fuori da qualche cilindro nascosto soltanto per alcune cose, qualcosa non torna.
Ed è allora che mi interrogo su questo campanilismo in negativo.

La spiegazione? 
Probabilmente l'appartenenza ad una popolazione, anzichè ad un Popolo, non è altro che una convivenza forzata su medesimo territorio con medesimi diritti e doveri.
La contraddizione risiede nel fatto che metà della popolazione italiana è più disposta verso i "poveri codificati", meglio se stranieri, che verso i propri connazionali, ritenuti parassiti e nullafacenti, anche se non per loro desiderio.
Andate a lavorare! urlano gli italiani "di buona volontà" agli italiani "fannulloni", ma hanno sempre pronto un "poverino" radical-chic per il "negretto" affogato.
Parole forti? 
Sicuramente, salvo poi scoprire che, quel benefattore a chiacchiere, riceve lo stipendio da una multinazionale che trivella l'Africa in lungo e in largo.
Nulla di male, è pur sempre un lavoro, ma almeno stia zitto, non si lavi la coscienza con l'acqua sporca di sangue.
L'altra metà, invece, pone la tutela dei propri connazionali (compreso l'altro 50% che li vorrebbe vedere affogare nei debiti) al di sopra di qualsiasi persona che sopraggiunga sul posto esigendo diritti e scaricando i doveri su chi paga tasse anche per loro.
Questi ultimi sono etichettati come razzisti, ma sono quelli che risentono maggiormente della "concorrenza" sulle previdenze, oppure sono persone che si interrogano su che cosa non stia funzionando.
In tutto questo brodo sugoso, Boldrini (nipote di petrolieri) e Boeri (che probabilmente vorrebbe ritirare dal mercato qualche suo vecchio libro in proposito) fanno lauta scarpetta, anche se, soltanto un anno fa, litigavano proprio sulle rispettive prebende.
Un accordo, quando ci sono i soldi, si trova sempre…

domenica 16 luglio 2017

Sotto la banca la capra crepa…



Premessa

Questo post non ha lo scopo o la pretesa di sostituirsi a testi economici, ma è soltanto un excursus su circa quarant'anni (e oltre) di storia scritto da un profano della materia.
L'unica velleità è quella di cercare di divulgare con linguaggio semplice una realtà troppo spesso mascherata o raccontata con terminologia tecnico-finanziaria incomprensibile ai più. 

Prologo

L'indebolimento dell'Italia inizia negli anni '70 del secolo scorso.
Problemi di natura ideologica sembravano avere la meglio su questioni sociali.
Anche se strumenti come la Scala mobile servivano a riequilibrare il potere d'acquisto, essi attivavano contestualmente una spirale inflazionistica senza sbocchi. 
Un vicolo cieco destinato all'implosione, un cane che si morde la coda.
In quei tempi, opposti estremismi e strategia della tensione occupavano le aperture di giornali e telegiornali, relegando l'economia come argomento noioso in chiusura o in rubrica accessoria.

Antefatto

Negli USA, nel 1972, Henry Kissinger, politico ebreo repubblicano di origine tedesca, vara il NWO (Nuovo Ordine Mondiale), che non è – come vorrebbero i complottisti più sfegatati – un'idea a largo raggio di dominio mondiale (anche se poi, nei fatti, lo diventa: i soldi muovono il mondo), ma è esclusivamente un piano per regolamentare quello che già da qualche anno veniva chiamato "consumismo".
Attenzione a questo punto: regolamentare, non contenere.
Curiosità: l'anno successivo, Kissinger, viene insignito del Premio Nobel per la Pace.

In Italia o meglio, in Vaticano, qualche anno prima, venne introdotto il concetto di "paternità responsabile" con il Concilio Vaticano II, una sorta di programma anticoncezionale autorizzato dalla Chiesa con un giro di parole sulla procreazione legittima.
Il referendum sull'aborto completò il quadro.
Il calo demografico che ne conseguì portò a quel fenomeno tristemente noto come "invecchiamento della popolazione" con mancati nuovi ingressi nel mondo del lavoro e con conseguente incremento dei costi – mai compensati – scaturiti dal pagamento delle pensioni e per la sanità. 
Una popolazione inattiva e/o anziana e/o malata ha costi superiori di quelli che ha una giovane e/o sana e/o produttiva.
Lo capisce anche un cretino.

Si giunse quindi a crescita demografica zero nel 1980 circa, mentre il risparmio calò dal 25% al 4%.
È a questo punto che fanno la loro comparsa i prodotti derivati, pura invenzione bancaria per compensare la mancanza di denaro liquido da prestare, essendosi drasticamente ridotto il risparmio di oltre 6 volte nel giro di pochissimo tempo.

Ma non soltanto le banche vanno "in sofferenza" per mancanza di liquidità, anche la macchina statale avverte il colpo registrando meno introiti da tassazione (gettito fiscale): meno lavoratori = meno contribuenti, nel mentre le imposte crescono nel giro di dieci anni circa dal 25% al 53% sui fatturati.
Con l'aumento della "pressione ficale" arriva la prevedibile evasione, un fatto fisiologico (Luigi Einaudi docet: “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”), quindi di sopravvivenza, ma anche – di nuovo – un cane che si morde la coda.

Le piccole e medie imprese, dopo aver licenziato, dissanguate, alla fine chiudono i battenti.
Le grandi sopravvivono, anche grazie a prestiti e cassa integrazione (altro cancro, gli ammortizzatori sociali non sono redistribuiti equamente).
Infatti, nel frattempo, si utilizza un altro escamotage che fa comodo a chi quelle tasse non le vuole pagare: la delocalizzazione delle industrie in nazioni con aliquote di tassazione di molto inferiori a quelle italiane.
Apparentemente sembra una cosa positiva: dimezzando i costi di produzione, il potere d'acquisto raddoppia, almeno in parte, almeno in teoria.
Ma in realtà, oltre a creare schiavi all'estero, in Italia inizia il processo di deindustrializzazione e la disoccupazione aumenta vertiginosamente.
Inoltre lo spostamento della tassazione in paradisi fiscali contribuisce a diminuire gli introiti da gettito fiscale, cifre importanti a sei zeri, altro che scontrini non battuti dai negozianti strozzati dal Fisco.

Pertanto, occorre rigenerare l'indotto produttivo sul suolo italiano: non è "protezionismo" (lo stesso del quale viene accusato Trump), sarebbe semplicemente un rimpatrio delle risorse.
E non va fatto con le facilitazioni alle imprese straniere – cinesi in testa – ma a quelle italiane: gli stranieri non reinvestono qui, vi è una corposa fuga di capitali, sia verso l'est europeo, che altrove.
Con zero investimenti, mano d'opera e impiego spariscono.
Pure questo lo capisce anche un cretino.

L'Europa che non volevamo

Ed arriviamo agli anni '90, gli effetti di questo disastro politico-economico ancora non si avvertono a livello di media borghesia – abbiamo ancora la LIRA e un discreto potere di acquisto – ma già hanno mietuto vittime tra i meno abbienti.
Siamo da poco usciti da Tangentopoli, altra "perla" di distrazione di massa.
Craxi, tra l'altro, ammoniva chi manifestava facili entusiasmi per la moneta unica: lui sapeva perché.

Politici degni di tale nome avrebbero dovuto prevedere che il PIL nazionale gestito dallo Stato non poteva essere trasferito in una gestione sovranazionale, mancando accordi politici – ancorché economici – per una meglio codificata gestione europea.
In quegli anni, il Credito Italiano ridotto a un quarto del potenziale economico fu letteralmente divorato da Mediobanca (Mediocredito e ultimamente riaccorpato in Unicredit), ma non conserva nulla dei principi del "credito", semmai gestisce i debiti e li rivende a finanziarie terze le quali ci lucrano ulteriormente sopra.
Telecom Italia, finita in mano agli stranieri, ha seguito medesima sorte, è passata di mano più volte senza mai un reinvestimento del capitale con conseguente esposizione bancaria pericolosissima.
Il reinvestimento era ovviamente impossibile per mancanza di liquidità, non essendoci utili, ma soltanto dividendi per i creditori e per i manager con buonuscite miliardarie.

Una banca privata in regime statale con moneta sovrana aveva possibilità di influenzare gli andamenti finanziari statali per lo 0,6%, oggi copre il 90%: se salta la banca, salta tutto, non c'è impresa che tenga.

E veniamo a Romano Prodi (consigliato da Giuliano Amato).
1992: occorre firmare il Trattato di Maastricht: per attuare l'unione scellerata bisogna ridurre il deficit dal 7% al 3%, parametro imposto.
Quindi viene pensato un risanamento del 4% realizzato così: 
  • - 2% = nuovo aumento della tassazione;
  • - 1,3% = abbattimento dei tassi sul debito pubblico dal 10% al 4% (meno inflazione pubblica compensata da tasse private, con pagatore di ultima istanza già latitante);
  • - 0,7% = tagli scriteriati e indiscriminati a ricerca e università.
Non soltanto la Grecia ha truccato i conti, oppure siamo riusciti nell'impresa, peraltro folle?
Contestualmente inizia l'associazionismo umanitario delle onlus: dona un euro con gli SMS a chi ne ha bisogno, insomma.

L'euro in realtà ha soltanto sei anni di vita "utile", dal 2002 al 2008, dopo è morto, ma sono bastati a distruggere le microeconomie di chi ha contratto mutui e prestiti in quegli anni: chi sapeva ha comprato in lire e rivenduto in euro, come fanno abitualmente gli speculatori di Borsa.
Soltanto che qui si trattava di imprese e di abitazioni, di famiglie, non di trader senza scrupoli.


Ma perché tutto questo?
Il rapporto Euro-Dollaro

Negli anni 2000, l'America spacció una crescita economica del 32% a fronte di un aumento del PIL di soli 4 punti percentuali, ovvero la crescita annua moltiplicata per 8 anni: non funziona così, il valore percentuale è assoluto e non va spalmato nel tempo.
La bolla economica che ne conseguí, pari al 28% di plusvalenza sul debito pubblico (americano), venne compensata dal pagatore federale di ultima istanza
– ovvero nazionalizzando il debito privato maturato con i mutui subprime – con inflazione programmata (pompaggio di dollari) dalla Federal Reserve supportata da Goldman Sachs, che, però determinó il fallimento degli anelli più deboli, ovvero Lehman Brothers e dei suoi investitori principalmente sui derivati, tra i quali figuravano Stati europei ed asiatici, alcuni preventivamente scippati della sovranità monetaria.

Un giochetto già provato nel 1929, quando il crack di Wall Street buttò in mezzo alla strada milioni di americani, ma che in Europa ebbe scarso riverbero, con ripercussioni assolutamente contenibili.
Sì, avete capito bene, ci provavano da 70 anni. 

Gli Stati europei facenti parte della UE non erano tutelati da medesima struttura monetaria federale USA, ma soltanto nominale, ovvero il pagatore di ultima istanza nazionale era stato sostituito dal "prestatore" di ultima istanza, e in tale veste privata iniziò a conteggiare gli interessi sulla moneta pompata sul mercato, non più sulla base di un PIL nazionale accreditato, ma su una stima delle potenzialità del medesimo, il famigerato spread degli istituti di Rating, ovvero il differenziale tra i PIL nazionali espressi in buoni del Tesoro o equivalenti titoli.
Stime ovviamente sottostimate e presunte su stock, options, futures, bond ed altra immondizia finanziaria virtuale.

La spartizione del bottino

Quindi arriviamo al golpe ai danni del governo Berlusconi nel 2011, l'avvento di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio e di Mario Draghi alla Presidenza BCE servono a spianare la strada al Fiscal Compact, un patto che vincola le Nazioni a rispettare regole per il contenimento del disavanzo pubblico, la riduzione del debito e il conseguimento del pareggio di bilancio.
Sempre per rimanere nei famigerati parametri di Maastricht, ma senza avere gli strumenti per farlo, sarebbe come se vi chiedessero di andare a piedi sulla Luna. 
Se non ci riuscite (e non ci riuscirete) è inutile che torniate a casa, l'hanno venduta a qualche sciacallo.

Il resto è Storia, anzi, crisi

Ci viene in mente Winston Churchill nel suo celebre aforisma: “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.
Crisi irrisolvibile, quindi, senza una politica monetaria intelligente, lo capisce anche un… no, un cretino, no, non lo capisce, infatti ne abbiamo votati tanti, specialmente nell'ultimo periodo.
Dopo aver dato in precedenza la nostra preferenza elettorale a squali della finanza, non a statisti.

giovedì 6 luglio 2017

Raggi AMA Roma?

Se consideriamo che molte strade per le quali vengono pagate le spese per la nettezza urbana – sia in centro che in periferia – sono abbandonate al più totale degrado e sporcizia, nascono forti dubbi in relazione alle dichiarazioni espresse da alcuni cittadini.
- abitano in zone privilegiate?
- sono ciechi?
- vedono soltanto quello che gli pare?
La situazione non è né migliore, né peggiore di quella verificata nelle amministrazioni precedenti e la colpa non è dei dipendenti AMA (con i quali sono in contatto e sui quali si vorrebbe far ricadere la colpa), ma della situazione nella quale sono costretti ad operare.
Mi segnalano che le irregolarità riscontrate in maggior numero sono quelle riferite ai quartieri della "movida romana" (San Lorenzo, Testaccio, Ostiense e, non ultimo, Pigneto).
Ciò non è da imputare verosimilmente ai residenti, ma a chi vi trascorre ore di svago nei locali e fuori da questi.
I rifiuti che si trovano in strada vanno dalle siringhe ai profilattici usati, come sempre, ok, ma voi raccogliereste questa robetta senza adeguate protezioni?
Ebbene, le protezioni non ci sono, non sono neanche state messe a bilancio, neanche come costi a preventivo, figuriamoci come spese sostenute.
Le "alte responsabilità" sono difficili da individuare ed è ancora più difficile farvi fronte, siamo d'accordo, ma da qui a dire che da un anno in qua Roma sia un posto migliore, beh, ve ne passa.
E non soltanto per l'immondizia "regolare".
Siate seri, dai.

lunedì 3 luglio 2017

Villaggio è morto, viva Fantozzi


Paolo Villaggio, non solo attore, ma artista poliedrico, è morto.
Non muoiono però le sue maschere, le sue "persone", emblemi di una società tragicomica post boom economico.
Come uno spietato iconoclasta ha descritto i vili, i lecchini ossequiosi, i furbi, i meschini, tutti in fila per giudicare ed essere giudicati.
Chiusi in un caravanserraglio postmoderno, quando la modernità sembrava oramai compiuta e nulla poteva essere più ambito che una "normalissima vita".
i furbi, i meschini, gli ossequiosi
i furbi, i meschini, gli ossequiosi
i furbi, i meschini, gli ossequiosi
Pecora nera della sua famiglia d'origine (per sua stessa ammissione) Villaggio/Fantozzi divenne il personaggio più odiato e amato dagli spettatori.
Odiato da chi vi si riconosceva in un ruolo da gregario bistrattato o peggio.
Odiato da chi si riconosceva nei suoi aguzzini, persone infime, ma di potere, seppur limitato al piccolo ambito, rivelando loro la natura miserrima di se stessi.
Amato da chi – pur riconoscendovisi – aveva avuto coraggio di sollevarsi da quella situazione mortificante.
La "Corazzata Potëmkin…" è stato l'urlo dei risvegliati, degli oppressi dai superiori, ma anche dei consapevoli del fatto che, rimanendo in quella posizione, nulla avrebbero modificato del proprio status, se non sperare in una carrierucola per scalare due o tre posizioni al massimo, ovvero avere sottoposti a propria volta sui quali esercitare un piccolo e detestabile potere.
Il ragionier Fantozzi lo "conobbi" prima di entrare nel mondo del lavoro, anche se, pure in ambito scolastico, si intravedevano quelli che sarebbero potuti diventare i Filini, i Calboni, i Folagra o i medio e mega direttori.
O le signorine Silvani, figura tutt'altro che di contorno.
Poi, iniziando a lavorare, le conferme: quelle figure esistevano per davvero, non erano frutto della fantasia di Paolo Villaggio, erano frutto delle sue acute doti di osservazione delle miserie umane.
Ciò che più inquieta, però, è che oggi, ad oltre 40 anni dal suo debutto, Ugo Fantozzi, da proletario o "piccolo borghesuccio" sarebbe etichettato borghese medio: un lavoro fisso, un mutuo abbordabile, un'automobile pagata a rate, vacanze fantozziane e una pensione minima assicurata, sono diventati un sogno per molti.
La vita "è una cagata pazzesca".

giovedì 22 giugno 2017

I Draghi di Berlusconi


La presa di posizione di Silvio Berlusconi in relazione alla preferenza espressa in favore di Mario Draghi come Presidente del Consiglio italiano è spiegabile, anche se non condivisibile.
Non dimentichiamo che già nel 2013 lo caldeggiò come Presidente della Repubblica (e per i medesimi motivi).
Il "faccendiere" Bisignani lo definì addirittura un golpe, l'ennesimo aggiungiamo noi.
Ma Draghi – ringraziando a denti stretti – disse che stava bene dove stava, almeno fino alla fine di ottobre 2019, cioè alla scadenza del suo mandato in BCE.

Vediamo insieme.

Il Cavaliere, prima disarcionato e poi decaduto, ha ancora da incassare (secondo lui) una cambiale mai riscossa, anzi, almeno un paio: quella fatta "firmare" per l'avvicendamento con Mario Monti nel 2011 alla Presidenza del Consiglio e quella che – quasi contestualmente e conseguentemente – ha consentito a Draghi di diventare Presidente della BCE.
A burocrati europei tranquillizzati sullo spread italiano, però, non certo per quel che dichiara Berlusconi in proposito ai fatti di allora.

Inoltre, la candidatura di Draghi, gli dà modo di mettere una pietra sopra allo sciagurato «patto del Nazareno», l'accordo siglato con Renzi il 18 gennaio 2014.
Le riforme che ne sarebbero dovute scaturire – la modifica del titolo V della seconda parte della Costituzione, la trasformazione del Senato in "Camera delle autonomie" e l'approvazione di una nuova legge elettorale – tra sconfitte e mezze vittorie, tra referendum e consultazioni parlamentari, sono naufragate più o meno miseramente in aggiustamenti "gattopardiani", come al solito.
Con colpevoli avalli e/o distrazioni da parte dei "gendarmi a 5 Stelle", ma tant'è: non riconoscerebbero la sirena di un'ambulanza da quella di una pattuglia di polizia.
Tuttavia sembra che bisogna "lasciarli provare" fino alla fine, quest'ultima unica cosa certa.

La confusione nasce dalla composizione delle squadre opposte in campo: Berlusconi e Renzi per il "sistema" contro Salvini e Grillo "antisistema".
Potremmo sintetizzare rivalità intestine accomunate da battaglie demagogiche per il potere purchè sia: un disastro che non si vedeva dall'aborto del compromesso storico.


Anche in ragione di ciò, a Berlusconi serve un "candidato forte" che scongiuri il ritorno di Renzi (suo unico rivale ora, sempre secondo il livello di alzheimer) e, al tempo stesso, però, giochi un brutto scherzo all'altro Matteo.

Salvini – ex secessionista, ora nazionalista di comodo – infatti, prenderebbe una sonora legnata come principale antagonista delle banche pro euro, una faida trasversale di Silvio per l'irriconoscenza della Lega nei suoi confronti, manifestata più volte nel corso degli ultimi venti anni, prima da Bossi, poi da Maroni, con Tremonti a fare da pesce in barile, una volta di quà, una volta di là, secondo convenienze o secondo "coscienza alternata".

Il tutto avviene, badate bene, per non ritrovarsi Prodi come premier, uno che non sa più quel che fa e dice (se mai lo ha saputo o ha fatto finta di saperlo), che comunque sarebbe visto di buon occhio dall'Europa, più di Draghi, più manipolabile, per non dire di peggio.
E soprattutto ignorando il vincente populismo di Grillo, tutt'ora un'incognita dopo ben quattro anni in Parlamento.
Forse ingenuamente, Berlusconi – coinvolgendo Draghi – spera di mettere cappello e una toppa alla cambiale europea: "se l’Italia esce dall’Euro deve pagare 358,6 miliardi alla BCE", ha da poco dichiarato il suo Presidente in carica, incurante dei sovranismi montanti, anzi, zittendoli bruscamente.

Una furbata che non gli riuscirà, purtroppo anche per noi: seimila euro a testa potremmo investirli per altre iniziative, lasciando a Prodi e ad Amato l'onere dell'insoluto.

Insomma tanto di personale e poco di politico: anche un Bilancia (dei pagamenti) ascendente Sagittario (altri dicono Bilancia) può sferrare colpi di coda (sterili) come uno Scorpione.

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Curiosità (per chi ci crede e per sdrammatizzare)